Ezio Mauro fa scuola e i direttori diventano inviati

Tutti cronisti, tutti inviati di punta. Troppa noia nell’amministrare le redazioni. Tutti i direttori seguono l’esempio di Ezio Mauro.
5 AGO 08
Ultimo aggiornamento: 15:20 | 9 AGO 20
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Dal Foglio del 12 gennaio 2008
Tutti cronisti, tutti inviati di punta. Troppa noia nell’amministrare le redazioni. Tutti i direttori seguono l’esempio di Ezio Mauro. Il direttore di Repubblica ha già inanellato due mirabili reportage e i suoi colleghi hanno deciso di non essere da meno. In verità Mauro non ne poteva più dei consigli del Fondatore, delle sollecitazioni di Carlo De Benedetti, dei capricci del principe Caracciolo e degli strilli di Curzio Maltese. Meglio consumare le suole delle scarpe allora, molto meglio il caldo fronte della cronaca. Meglio i miasmi di Pianura. Penna e taccuino dunque.
Tutti cronisti, tutti inviati di punta. Troppa noia nel vedersela sempre con i giornalisti. Nove Colonne si pregia di dare notizia ai propri lettori sui prossimi reportage dei colleghi di Mauro e si comincia dal Corriere della Sera dove, da par suo, Paolo Mieli, il direttore, si alza dalla sua poltrona di via Solferino e corre a Brescia. Coadiuvato dal suo vice, il dott. Pierluigi Battista, Mieli prende il treno, rigorosamente in seconda classe, per andare a fare un reportage sul termovalorizzatore (altrimenti detto inceneritore). I maligni pensano che ci va (coadiuvato dal dott. Battista) nella speranza di ridurre in cenere Giovanni Bazoli e tutta la mucchetteria (satira), in realtà – perché in ogni grande pagina di giornalismo c’è un pensiero recondito – i due direttori vanno a Brescia per individuare uno spazio alla munnizza campana e salvare così il rinascimento napoletano, Bassolino compreso.
Tutti cronisti, tutti inviati di punta. Troppa fatica reggere la routine delle direzioni. Anche Giulio Anselmi, direttore de La Stampa, sceglie un suo fronte caldo. Calato a Roma da Torino se ne va come inviato alla mostra al Vittoriano dedicata a Gianni Agnelli. Il primo pensiero recondito suggerito dai maligni sarebbe quello di bruciare Marcello Sorgi detto Marcel, curatore della mostra, nel sacro sacello del Milite, ma la grande professionalità di Anselmi è spesa tutta nel portare allo scoperto tutte le omissioni che ci sono nelle foto. E non manca infatti solo il pipino dell’Avvocato, mancano dai pannelli le fotografie in cui tutte le volte Anselmi è presente accanto a Gianni Agnelli, mancano quello in cui c’è l’Avvocato che legge un editoriale di Anselmi e, infine, mancano quelle in cui si vede il defunto presidente della Fiat prendere per le orecchie Marcel per sculacciarlo.
Tutti cronisti, tutti inviati di punta. Parte come inviato in Sicilia anche Gianni & Riotto detto Johnny. Il direttore del Tg1 si offre senza giacca come cronista testimone dei Vespri bancari, ossia la guerra di Salvatore Mancuso detto Totuccio e Gianfranco Miccichè detto Fro’ Fro’ contro i nuovi conquistatori calati sul Banco di Sicilia per annetterlo al regno di Alessandro Profumo. Un solo motto: “L’unico Profumo di Sicilia è quello delle sarde salate”. Tutti sono cronisti, tutti sono inviati di tacco e di punta, ma l’obiettivo di Riotta non è l’informazione. Il suo obiettivo qual è? Presto detto: riconquistare il cuore di Totò, Totò Cuffaro.